In un mondo alternativo..

58694182_edd6097b1e_oSul rapporto tra videogiochi, educazione e lettura se ne sono sentite molte.
Vi proponiamo un interessante e salutare esercizio di ribaltamento. Spesso cambiare prospettiva aiuta a prendere le giuste distanze e a ridimensionare le nostre concezioni sul mondo.
Allora perché non proviamo a volare con la nostra immaginazione e sognare, solo per un momento, un altro mondo..un altro tempo..

Se abbiamo avuto abbastanza coraggio per farlo davvero ci troveremmo catapultati in realtà alternativa, dove i videogiochi sono stati inventati molto tempo prima dei libri. A un certo punto questi ultimi vengono scoperti e iniziano a diffondersi tra i giovani…
Che cosa diremmo noi insegnanti, genitori, educatori di tutto questo entusiasmo per la letteratura?
Steven Johnson ci ha immaginati argomentare più o meno così:

Leggere i libri sotto-stimola cronicamente i sensi. A differenza della lunga tradizione dei videogiochi – che assorbono il bambino in un mondo vivido, tridimensionale, pieno di immagini in movimento e paesaggi sonori, che si esplorano e si controllano attraverso complessi movimenti muscolari – i libri sono semplicemente un’inutile striscia di parole su una pagina. Durante la lettura viene attivata soltanto una piccola parte del cervello dedicata all’elaborazione del linguaggio scritto, mentre i videogiochi impegnano l’intera gamma delle cortecce sensoriali e motorie. I libri inoltre portano tragicamente ad isolarsi. Mentre i videogiochi da anni impegnano i giovani in complesse relazioni sociali con i loro coetanei, che costruiscono ed esplorano mondi insieme, i libri costringono il bambino a rinchiudersi in uno spazio silenzioso, lontano dall’interazione con altri bambini. Queste nuove ‘biblioteche’ che sono sorte negli ultimi anni per facilitare le attività di lettura sono spaventose alla vista: decine di ragazzini, normalmente vivaci e socialmente interattivi, seduti soli in degli stanzini, a leggere in silenzio, incuranti dei propri coetanei. Molti bambini amano leggere libri, ovviamente, e di certo alcuni voli di fantasia trasmessi dalla lettura hanno i propri meriti. Ma per una considerevole percentuale della popolazione, i libri sono assolutamente discriminatori. La mania della lettura degli ultimi anni è una crudele derisione per i dieci milioni di americani che soffrono di dislessia: una condizione che non esisteva nemmeno in quanto tale prima che il testo stampato facesse la sua comparsa a stigmatizzare chi ne è affetto. Ma forse la caratteristica più pericolosa di questi libri è il fatto che seguono un percorso lineare fisso. Non è possibile controllarne la narrazione in alcun modo: ci si siede semplicemente in disparte e la storia viene imposta. Per chi di noi è cresciuto con la narrazione interattiva, questa caratteristica può sembrare incredibile. Perché dovremmo imbarcarci in un’avventura totalmente preparata da un’altra persona? Eppure la generazione di oggi lo fa milioni di volte al giorno. Questo rischia di instillare una passività generale nei nostri figli facendoli sentire impotenti di cambiare gli eventi. Leggere non è un processo attivo, partecipatorio; è un processo remissivo. I lettori di libri delle nuove generazioni stanno imparando a ‘seguire la trama’ invece di imparare a condurla.
(Johnson, S. (2006). Tutto quello che ti fa male ti fa bene. Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti. Mondadori).

Già dal titolo del volume incassiamo la provocazione, tuttavia potrebbe essere utile per liberarci da qualche pregiudizio. È da più di un secolo che illustri pedagogisti affermano l’importanza del gioco nella vita dell’uomo: per esplorare, sperimentare, gestire, interagire, comunicare, umanizzare..

Questo certamente non ci deve impedire di lavorare, ma anzi spronarci a farlo, per incrementare la qualità e la bontà delle proposte video-ludiche che circondano la vita dei nostri ragazzi…

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