Se questa è una persona..

bbCi sono vite degne di essere vissute e vite che non sono degne?
Tutte le persone umane sono uomini, ma alcuni uomini non sono persone?

Il concetto di persona è fondamentale. Intorno a questo è costruito il nostro diritto giuridico, la nostra costituzioneÈ fondante in educazione.

Oggi però corriamo un rischio grave: quello di separare il concetto di uomo da quello di persona, e dunque creare la possibilità, molto concreta purtroppo, che non tutti gli uomini possano rientrare in questa nozione. Ma che ne è di chi rimane escluso?

“Le questioni nascono nel momento in cui alcune persone umane (come per esempio gli esseri umani allo stadio embrionale, fetale o infantile, i malati cronici o mentali, i malati terminali, le persone in stato vegetativo persistente) non possono vivere come persone senza l’aiuto di altre persone. [..]Del resto non si può dimenticare che, a partire da Aristotele, il filone filosofico che ha sviluppato in modo non equivoco la nozione di natura umana ha fatto sempre ricorso all’evento del nascere e ai caratteri propri del nascituro per distinguere natura da cultura: il riconoscimento della natura umana, che ci accomuna al di là delle differenze, in fondo, è il momento del riconoscimento di uno degli aspetti della dipendenza e della passività (l’esser generati) che segna la finitezza umana, che può tendere a essere sempre più in sé e per sé, ma non dovrebbe scordare di non essere mai da sé.
La centralità del corpo umano permette anche di rispondere a coloro che negano che esista un omicidio laddove si uccide soltanto un essere umano che non manifesterebbe i caratteri della persona: infatti, anche quando si uccide una persona (cioè che manifesta i caratteri dell’umano, l’autocoscienza e così via) si uccide un essere umano (e questo mostra l’inconsistenza della separazione tra nozione di persona umana e quella di essere umano). Se la persona non fosse qualcuno, se non si identificasse con l’essere umano, ma fosse soltanto un insieme di proprietà, l’omicidio non sarebbe mai possibile, perché si può uccidere solo un concreto vivente, un concreto essere umano. Per uccidere un uomo occorre sempre uccidere il suo corpo. Io, ogni io, è sempre anche un io corporeo. […] L’io come corpo è “a portata di mano”, cioè è ciò che è violabile dalla volontà altrui: per questo nessuna tutela dell’io, della sua dignità e integrità può avvenire se non si tutela e rispetta anche la concreta corporeità altrui. […] Non sono mai le astratte qualità personali ad avere bisogno di interventi e di cure, ma le persone corporee, che concretamente esistono e si sviluppano, nascono, crescono e muoiono. […]
Il riferimento alla specie umana permette di sancire una inequivocabile base egualitaria su cui costruire e difendere quei “diritti dell’uomo” che si articolano secondo le fasi e le età della vita, ma che pongono, come inequivocabile condizione preliminare, quella difesa e quel rispetto dell’esistenza che è condizione per la realizzazione di qualsiasi ulteriore diritto” ( da A. Pessina, Bioetica. L’uomo sperimentale).

I feti umani non sono persone umane in quanto non sono ancora coscienti (ma è così realmente?)
…gli uomini in stato vegetativo non sono persone umane perché la loro vita non è vita (ma è così realmente?)..
gli uomini disabili gravi, mentali e fisici, non sono persone perché non in grado di vivere la loro vita come farebbe un uomo in piena salute (ma è così realmente?)

Pensiamo a casi come Gianna Jessen, bambina sopravvissuta all’aborto salino, o a Massimiliano Tresoldi che uscito nel 2001 da uno stato vegetativo durato 10 anni, che ha dichiarato che “vedeva e sentiva tutto ma non sapeva come dirlo” e che oggi, dopo aver recuperato alcune funzionalità, viaggia in tutta Italia testimoniando l’importanza della cura e della speranza, pensiamo a tantissimi casi di disabili gravi i cui medici avevano detto non sarebbero mai stati nulla più di un vegetale e che la loro vita sarebbe stata miserabile, come lo scienziato Fulvio Frisone o Claudio ImprudenteNick Vujicic e tanti altri come loro, che invece hanno realizzato e stanno realizzando cose incredibili con le loro vite.

Tutti loro hanno potuto crescere, realizzarsi diventare persone umane perché qualcuno ha creduto che lo fossero già fin dall’inizio e che fosse un loro diritto che qualcun altro lottasse perché avessero la possibilità di dimostrarlo.

Da cosa si misura il valore di una vita umana? Dall’intelligenza? Dallo stato di salute? Dalla ricchezza? Dalla capacità produttiva?

Attenzione a non essere troppo frettolosi nel voler stabilire chi può e chi non può essere considerato persona, chi ha e chi non ha una vita degna di essere vissuta..potremmo correre il rischio che prima o poi altri decidano di escludere dal novero delle persone umane anche noi..

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