In ricerca di un equilibrio

balanceCome educatore metti in gioco te stesso completamente, perché non c’è un altro sistema per agganciare i ragazzi, per creare relazioni stabili, durature. Sei sincero, perché è quello che da un adulto non si aspettano. Cerchi di dimostrare che ci tieni a loro, che ciò che gli passa dentro ti interessa, che ogni cosa che succede nella loro vita è importante, ma proprio per questo non c’è spazio per il distacco.
Distanza educativa non è disinteresse, distanza educativa non è lontananza emotiva. Eppure le emozioni che hai dentro sono tante, troppe. Quando un ragazzo scappa dalla comunità? Difronte ai fallimenti educativi? Dopo una dimissione più o meno forzata? Alla fine del percorso? Gestire ciò che si ha dentro non è facile, ma eliminare le emozioni non è la risposta. L’educazione è intimamente connessa con la relazione, che è fatta anche di emozioni, sentimenti, che devono essere sinceri. Sono abili gli adolescenti a scoprire le ipocrisie degli adulti, molti di loro non conoscono altro. È vero che non si possono aiutare tutti, ma se si allontanano senza essersi accorti che a qualcuno importava, puoi in coscienza dire di aver fatto il tuo lavoro? Ma le emozioni sono grandi e gli addii mai facili. Qualche volta bisogna lasciare andare e qualche volta bisogna rincorrere. È sempre una questione di equilibrio, ma per fare un passo avanti, per un istante, bisogna avere il coraggio di sbilanciarsi, per poi trovare un nuovo equilibrio.

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