Lo schiaffo di don Milani. Il mito educativo di Barbiana

 1288249_origLa figura di don Lorenzo Milani è straordinaria. La sua esperienza educativa rappresentò uno “schiaffo” alle concezioni correnti di educazione, giustizia, politica e scuola del suo tempo.

ll 14 novembre 1954 don Lorenzo fu nominato priore di Barbiana, una piccola parrocchia di montagna. Dopo pochi giorni dal suo arrivo cominciò a radunare i giovani della nuova parrocchia in canonica con una scuola popolare, il pomeriggio faceva invece doposcuola a in canonica ai ragazzi della scuola elementare statale.

Educazione come pratica della giustizia, questo ciò che avvenne a Barbiana, questo il testamento di don Milani: espresse con evidenza la possibilità di educare come atto di giustizia e non di esclusione sociale.
I care“, questo il motto di Barbiana divenuto ormai famoso: la vera cultura, secondo don Lorenzo, non significa solo possedere la parola, esser messi in condizione di potersi esprimere, di poter mettere a disposizione di tutti quello che noi abbiamo ricevuto, è anche appartenere alla massa ed essere consapevoli di questa appartenenza. E appartenenza significa anche farsi carico di tutti. Scrive don Lorenzo:

“La cultura è una cosa meravigliosa come il mangiare ma chi mangia da solo è una bestia, bisogna mangiare insieme alle persone che amiamo e così bisogna coltivarsi insieme alle persone che amiamo”

Quindi mai una cultura elitaria: nella scuola di Barbiana tutti vanno a scuola e tutti fanno scuola: educazione partecipata a tutti e partecipata da tutti. Già la vita di relazione è luogo educativo fondamentale, ma deve diventare partecipazione attiva alla vita di tutti: nella scuola, nella vita pubblica, nella politica, nel sindacato.

«Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri».

Ancora oggi, la sfida di don Milani ha un valore provocatorio altissimo per tutto il mondo dell’educazione. A noi il dovere di reinventare oggi questo “mito” per affrontare le situazioni e i bisogni odierni sia educativi che sociali.

Questa è la proposta espressa nel volume “Lo schiaffo educativo di don Milani. Il mito educativo di Barbiana“, di Piergiorgio Reggio, (Ed. Il Margine, Trento). Un libro che si rivolge a educatori ma non solo, anche a genitori e giovani, descrivendo l’esperienza milaniana, in particolare Barbiana, e i temi che affrontò: il potere della lingua, il valore della relazione educativa tra maestro e allievo, il senso della politica e della cittadinanza, il rapporto tra vita quotidiana e apprendimenti. Un insieme di riflessioni nate da esperienze educative condotte sul campo nel corso di molti anni di lavoro sociale ed educativo.

Ma “Lo schiaffo di don Milani” non è Scan0001soltanto un libro, è anche, e sopratutto, un progetto diretto a sviluppare competenze: su richiesta di scuole, gruppi, associazioni si progettano e realizzano presentazioni pubbliche (gratuite), laboratori formativi per adulti e giovani  (per es. “La scuola che vorrei”, “Perché imparare cosa?”, “Educazione e giustizia”, “Imparare sempre e ovunque. L’esperienza al centro dell’apprendimento”…), ma anche e iniziative culturali collegate, come i viaggi di carattere formativo a Barbiana.
Tutte proposte che permettono di rileggere l’esperienza educativa di don Milani e attualizzarla, accompagnati da formatori esperti.
Per maggiori informazioni qui trovate il link alla pagina facebook e da qui potete scaricare la brochure.

“Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio a averla piena. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter far scuola. Bisogna aver le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non bisogna essere interclassisti, ma schierati. Bisogna ardere dell’ansia di elevare il povero a un livello superiore. Non dico a un livello pari a quello dell’attuale classe dirigente. Ma superiore: più da uomo, più spirituale, più cristiano, più tutto”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *