Adolescenti in fuga

Non si scappa mai
dai luoghi,
né dalle persone,
né tanto meno dalle circostanze.
Si scappa da se stessi.

Alda Merini

4381001108_327a3e33dd_o

L’adolescenza è quella fase del ciclo di vita umano in cui si verifica la transizione dallo stato di bambino a quello di adulto. […]Essa copre un periodo piuttosto lungo, in cui a fronte delle numerose trasformazioni fisico-corporee si assiste a profondi cambiamenti psicologici, che investono le capacità cognitive, la sfera degli affetti e le competenze sociali della persona.[1]

La spinta all’autonomia, il desiderio di differenziazione, di mettersi alla prova[2], acquistano quindi una valenza particolare, che spinge il ragazzo a sperimentarsi al di fuori delle “mura domestiche”, lontano dal controllo dei genitori o dalle figure adulte di riferimento.
L’adolescente, per assolvere ai suoi numerosi compiti di sviluppo, come ad esempio quello della costruzione e ridefinizione della propria identità, può sentirsi spinto a mettere in atto dei comportamenti definiti a rischio, che sono “azioni intenzionali dagli esiti incerti che implicano la possibilità di conseguenze negative per la salute”. [3]

Entro questa cornice complessa, la fuga si configura come una strategia a cui il giovane ricorre per discostarsi da una situazione di tensione, quando non dispone di risorse alternative per rispondere in modo adattivo alle difficoltà e ai problemi relazionali della vita quotidiana. Potremmo definire la fuga come un atto impulsivo e difficilmente prevedibile, spesso solitario e di breve durata, compiuto in un atmosfera di conflitto con il contesto, familiare o istituzionale, nel quale si trova l’adolescente.[4]

Questi comportamenti di risoluzione sono però illusori ed ulteriormente fallimentari; infatti non solo non risolvono i problemi dell’adolescente, ma li aggravano, perché aumentano le difficoltà cognitive e relazionali. Nei casi più gravi, il coinvolgimento massiccio nei comportamenti a rischio configura, come estrema difesa, una vera e propria fuga dalla realtà e dalle sue difficoltà, che gli adolescenti non ritengono di saper risolvere e talvolta nemmeno esprimere. (Bonino et al., 2003, 43)

La fuga è quindi una reazione tipicamente adolescenziale, un’azione irriflessiva finalizzata all’evasione dalle difficoltà, rappresentante un desiderio di rottura, la ricerca di una nuova identità, l’opposizione all’ambiente di appartenenza come unica possibilità di affermazione dell’individualità personale.
Essa è simbolo di una situazione di grave disagio, risultante da un insieme di tensioni conflittuali, sia interne che ambientali, percepite come irrisolvibili e insostenibili. Nonostante i diversi costi che comporta, permette in qualche modo al ragazzo di uscire da una situazione di incertezza, ritenuta più tollerabile della sospensione e dell’indeterminatezza. Infatti durante l’adolescenza le difficoltà vengono acuite dalle trasformazioni psico-fisiche, dal bisogno di agire, da capacità cognitive ed emozionali ancora in fase di maturazione, che impediscono di intravvedere ulteriori vie d’uscita.
La fuga può restare un episodio isolato o divenire un comportamento reiterato.[5] Nel momento in cui diventa compulsiva, a causa delle ripetizioni, può essere sintomo di un problema di natura psicopatologica, relativo ai limiti, ai legami e agli scambi con l’esterno.

Tuttavia può avere anche una valenza positiva: diventa un mezzo che permette all’adolescente di esplicitare, e quindi anche di affrontare e risolvere, delle problematiche ancora latenti.

L’adolescente può mettere in atto diverse tipologie di allontanamento:
la fuga “verso” emozioni ed esperienze nuove, diverse da quelle finora sperimentate: raggiungibili attraverso il mondo virtuale, l’uso di alcool e le droghe, a cui si fa ricorso in misura proporzionale all’intensità del disagio psicologico avvertito, legato al senso d’identità personale;
le fughe non agite: al centro vi è un bisogno di consolazione e compensazione soddisfatto rifugiandosi nella fantasia. Questo permette di allontanarsi, non fisicamente ma psicologicamente e affettivamente, da una realtà deludente;
la fugada”, dall’infanzia, da relazioni conflittuali quotidiane: cioè da una dimensione incomprensibile, in cui non c’è più lo spazio per vivere insieme, percepita come fonte di un profondo senso di vergogna. Una fuga simbolica e contemporaneamente reale alla ricerca di una figura d’attaccamento, materna soprattutto, ma anche paterna, protettiva e sicura.

3092335951_5433e222e3_oSecondo A. Sommers le possibili motivazioni che si nascondo dietro questo tipo di gesto possono essere: una ricerca di libertà da costrizioni materiali o morali eccessive; il tentativo di risolvere un conflitto che dà origine a sentimenti aggressivi, di paura e colpevolezza; una ricerca di godimento; un’affermazione di sé nei confronti del proprio ambiente; il tentativo di procurare preoccupazioni e ansietà nei confronti dei genitori o degli adulti di riferimento.[6]

Oltre alla fuga, anche il ritorno a casa è molto importante:

i suoi effetti possono attribuire un senso e una funzione a questo movimento di separazione/individuazione che crea un legame al limite fra la dipendenza e la libertà. […]L’adolescente si aspetta che i suoi genitori comprendano e che cambino. Vuole che lo riconoscano e che gli manifestino il loro amore. È in questo caso che Delaroche (1992) vede nella fuga una prova di forza, in cui l’adolescente sa che, presto o tardi, i suoi genitori lo ritroveranno per negoziare.[7]

[1] E. Confalonieri-I. Grazzani Gavazzi, Adolescenza e compiti di sviluppo, Unicopli, Milano, 2002, p. 15.
[2] Ibidem, pp. 90-91.
[3] A. Maggiolini, Adolescenza e rischi evolutivi, in “F. Gori (a cura di), Adolescenza e rischio, Franco Angeli, Milano, 1998, p. 24”.
[4]Tratto da: D. Marcelli-A. Bracconieri, Adolescenza e psicopatologia, Milano, Masson, 1999.
[5]Tratto da: B. Forresi (a cura di), Ho fame di affetto. L’ascolto del disagio in Adolescenza, Sallustiana editrice, Roma, 2002, pp. 30-31.
[6]A. Ossicini, I ragazzi che fuggono, Giunti, Firenze, 1963, p. 42.
[7]P.G. Coslin, Adolescenti da brivido. Problemi, devianze e incubi dei giovani d’oggi, Armando, Roma, 2012, p. 39.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *