Parlare di sviluppo: collina, albero o fiume?

fiume collina alberoLe parole sono uno strumento straordinario di trasmissione del pensiero (anche se costituisce solo il 20% di ogni comunicazione, il resto è dato dal non verbale) e il modo con cui le usiamo è il modo con cui esprimiamo e usiamo la nostra intelligenza verbale.
Parliamo come pensiamo e a lungo andare finiamo col pensare ciò che diciamo. L’essere umano è sistemico, è un intero: parola e pensiero quindi si influenzano reciprocamente.
Ecco perché come educatori non possiamo proprio esimerci dal prestare seria riflessione circa i nostri schemi mentali e i diversi modi che usiamo per esprimerli, le immagini a cui ricorriamo per spiegare, agli altri e a noi stessi, il mondo.

Se non vi sembra importante vi faccio un esempio: come definireste lo sviluppo umano? Come lo spieghereste alle persone? Che immagini usereste?

Parliamo di sviluppo quando osserviamo un qualcosa che cambia, ma non una variazione qualsiasi, un cambiamento stabile incrementale, che quindi si consolida nel tempo e rimane costante. Alcuni cambiamenti, infatti, compaiono e poi svaniscono, ma non sono definibili come sviluppo: se ci misurassimo tutte le mattine e tutte le sere ci accorgeremmo che, nel corso della giornata, ci accorciamo leggermente per lo schiacciamento delle vertebre, per poi ritornare alla nostra altezza originaria ogni mattina.

Lo stesso discorso occorre farlo anche per gli apprendimenti: si può parlare di sviluppo solo quando questi incrementano e, col tempo, diventano stabili e costanti.

Con la vecchiaia le capacità mnestiche diminuiscono invece che aumentare: si tratta di un cambiamento, ma non incrementale. Cos’è incrementale dipende molto dai nostri criteri di valutazione. Per noi, che siamo impegnati nel mondo dell’educazione, cosa è rilevante quindi? Dobbiamo tenere conto di tutti quei cambiamenti stabili e incrementali delle variabili psichiche: sensazione, percezione, attenzione, coscienza, memoria, emozione, linguaggio (e qualcuno potrebbe voler aggiungere anche la motivazione e le competenze sociali).
Lo sviluppo supera l’età evolutiva dal punto di vista psichico. Spesso commettiamo l’errore di ritenere che a un certo punto, in genere dopo i 18-20 anni, le persone smettano di cambiare, di apprendere, di svilupparsi: in realtà lo sviluppo avviene in tutte le età. La gente cambia e, fortunatamente, continua a cambiare e a imparare!

Come detto prima, noi usiamo delle immagini per spiegare i nostri pensieri e utilizziamo delle metafore per inquadrare la vita, per organizzare la nostra mente.

Anche sul piano dello sviluppo usiamo delle immagini, alcune ci sono state trasmesse nel corso dei secoli: queste possono essere molto utili, ma a volte anche molto svianti. Che metafora useremmo noi per rappresentare il nostro sviluppo?

La metafora della collina

Se concepiamo lo sviluppo come una collina ci immaginiamo la vita di una persona (e anche la nostra) come un arco, in cui quando ti trovi alla base della collina puoi risalirla e quindi crescere, migliorare e svilupparti. Purtroppo una volta arrivato in cima si raggiunge il punto topico, dopo di che c’è solo il declino. Questa immagine è molto antica e la ritroviamo anche nella cultura greca: l’uomo concepito come un animale che da bambino cammina a quattro zampe, crescendo si regge su due ed infine in vecchiaia su tre (quando ci si appoggia al bastone).

Questo tipo di metafora, però, crea alcuni problemi: quando si ritiene di aver raggiunto la cima della collina, oltre la quale incomincia per noi un periodo di decadenza, impauriti dall’avanzamento lungo la discesa, ci ritroviamo a cercare disperatamente di frenare il tempo (pensiamo a quanti ricorrono alla chirurgia o si sposano con persone di gran lunga più giovani).
Un altro problema riguarda come stabilire esattamente quando si raggiunge il punto topico di sviluppo: quando inizia la decadenza? Ovviamente a seconda di che punto di vista utilizziamo la risposta a questa domanda cambia. Se usiamo come riferimento, per esempio, l’età di massima fertilità, per le donne italiane oggi il declino inizierebbe subito dopo i 16 anni. Se invece pensiamo che il momento topico corrisponde al momento in cui il nostro cervello possiede il numero massimo di neuroni, allora la nostra discesa lungo la collina inizia dalla nascita: crescere implica infatti la perdita progressiva di neuroni, ma questo ci permette in realtà di diminuire la complessità neurologica e aumentare le connessioni. Inoltre, verso i 18-20 anni le cartilagini che legano le ossa si calcificano e quindi non si cresce più. Oppure consideriamo l’equilibrio tra processi blastici e clastici: tutti i giorni costruiamo cellule e tutti i giorni perdiamo cellule. C’è un momento in cui ne perdiamo più di quante ne produciamo. Potremmo usare allora questi dati come metro di giudizio? Tuttavia tutto questo riguarda il corpo. La nostra mente invece? Non è possibile, infatti, descrivere lo sviluppo psichico come una collina.

 LA METAFORA DEL fiume

Un’immagine alternativa, che si avvicina di più alla realtà del nostro sviluppo, è quella del fiume. L’essere umano che nasce è come una piccola sorgente che piano piano si ingrandisce, per poi arrivare alla pianura dove si allarga sempre di più e diventa più fertile: questa è l’adultità. Il fiume quando scende dal monte è veloce, quando è in pianura è più lento. L’invecchiamento è un rallentamento, non una perdita: si va più piano perché il terreno è pianeggiante e c’è più acqua. Questo perché lungo il suo cammino il fiume incontra tanti affluenti, tante persone che permettono di diventare sempre più ricchi a livello mentale. Tuttavia, il retro della medaglia è che il fiume trascina con sé anche i detriti e i rifiuti che incontra e che gli affluenti possono immettere lungo il suo corso. Questi rappresentano l’insieme delle esperienze della vita: sia positive, sia negative. Il momento in cui il fiume raggiunge l’oceano è il tempo in cui restituiamo tutto ciò che la vita ci ha regalato.

 LA METAFORA DELl’albero

L’immagine dell’albero ci permette di parlare di sviluppo in direzioni differenti: in verticale (sia verso il basso con le radici, sia verso l’alto attraverso i rami) e in orizzontale (l’ispessimento del fusto). In questo senso svilupparsi significa radicarsi sempre di più nella propria realtà. L’ispessimento del fusto ci permette di diventare sempre più rigidi, ma anche più stabili e robusti. Un dettaglio non trascurabile è il fatto poi che la ramificazione in un albero è sempre continua e ciò può rappresentare la nostra evoluzione intellettuale e psichica: più siamo giovani e meno sfaccettature possediamo, più invecchiamo e più la nostra mente si arricchisce di complessità e d’informazioni, tra cui però fatichiamo sempre di più a trovare ciò che ci serve.

Queste ultime due metafore sono molto liberanti rispetto alla prima: se la metafora che noi concepiamo e che contribuiamo a diffondere è quella della collina, le persone possono allarmarsi ed entrare in ansia nel momento in cui percepiscono se stessi o il proprio figlio più indietro rispetto agli altri.
In realtà lo sviluppo non è una linea in crescita o un processo continuo: Piaget ci insegna invece che esiste un’alternanza di stadi evolutivi (salti o gradini) e di fasi di normalizzazione. Nel momento in cui c’è un cambiamento tendiamo a fermarci per smontare le nostre strutture psichiche in vista di una riorganizzazione. Per fare un passo in avanti siamo costretti a farne uno indietro.

Questo ci dice che non dobbiamo quindi avere paura dei passi indietro, ma, invece, abituarci a gestire la complessità: occorre sempre guardare un po’ più in là rispetto ai singoli elementi e tenere conto dell’interezza della persona e del contesto in cui si trova a vivere (con cui ha rapporto di reciproca influenza).

Allora vi ho convinti? Cosa svegliereste ora: collina, albero o fiume?

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