L’educatore e il pedagogista..questi sconosciuti..

educatoreGià sul profilo dell’educatore professionale nascono diversi dubbi: un’idea vaga di chi è un po’ ce l’abbiamo, anche se esattamente cosa faccia per molte persone resta tuttora un mistero. Quando invece si parla di pedagogisti i volti delle persone si trasformano con espressioni vacue e confuse. Per uscire dall’imbarazzo, causato dal non aver mai sentito prima d’ora questo termine, provano ad associarlo alla professione che considerano più vicina: hai studiato pedagogia? Ah quindi insegni!

I poveri professionisti, che siano educatori o pedagogisti, si trovano così spesso a dover spiegare chi sono e cosa fanno esattamente. Il che per un settore come il nostro, cioè il sociale, si può facilmente immaginare come sia un po’ complesso descrivere tutte le sfaccettature e i possibili campi d’impiego.

Per questo abbiamo pensato di raccogliere questa sfida e provare a declinare, in modo molto sintetico senza la presunzione di essere esaustivi, i due profili professionali.

L’Educatore professionale

Le caratteristiche dell’educatore sono molteplici. A contato con diversi utenti (bambini, ragazzi, giovani, adulti e anziani) e impegnato in diversi ambiti (comunità educative, comunità riabilitative, comunità per disabili, carcere, scuola, doposcuola, case di riposo, centri diurni, centri di pronto intervento, centri giovanili ma anche nelle aziende) non può non avere una professionalità flessibile e molto ricca. Tuttavia due tra le caratteristiche principali sono la progettualità (pensare per progetti, non solo e non tanto quelli scritti) e la relazione, in stretta connessione tra loro.

La progettualità è diretta verso il dinamico creativo cambiamento, verso i fini stessi dell’educare e deve essere pronta ad accogliere senso e speranza. La persona è, infatti, sempre educabile, indipendentemente dall’età o dallo stato di vita. Inoltre, progettare permette di essere aperti al poter/dover essere della persona all’interno di una logica comunitaria e nella prospettiva del bene comune (di tutti e di ciascuno, della comunità tutta) e richiede una stretta e profonda cooperazione e condivisione a tutti i livelli dei servizi coinvolti.
L’educatore con la progettualità non si riduce solo al “quotidiano”, che è sempre emotivamente molto intenso e ricco di emergenze. Non si riduce nemmeno all’efficientismo. É importante invece chiedersi verso dove si sta andando.
La progettualità illumina il nostro agire, apre la nostra mente permettendoci di vedere oltre.

La relazione educativa, invece, è da intendersi soprattutto come relazione interpersonale, in cui i due “attori”, educatore ed educando, agiscono in modo autonomo e, contemporaneamente, interdipendente, tendendo verso un’unica direzione. In questa prospettiva, la comunicazione interpersonale assume la forma di “comunicazione reciproca”, di apertura, scambio, comunione.
Essendo fondato sull’interazione, il rapporto educatore-educando diventa un fatto di reciproco modellamento-condizionamento..
La bellezza dell’educare va cercata e ricercata proprio nelle interazioni significative, nelle scalate con persone in cui si crede e a cui ci si affida nelle avventure ricche di traguardi connotati da bellezza da ammirare e da fruire. Si può vivere l’evento educativo con molto poco: contano le modalità e lo spirito attraverso i quali riusciamo ad ascoltare l’altro, a vederne l’originalità e le difficoltà e il graduale emergere di parole personali e insostituibili proprio nella relazione impostata in quel preciso momento.
Mounier, infatti, ci ricorda come  la persona sia essenzialmente relazione e l’incontro con l’altro, il dialogo fra l’io e il tu è strutturalmente costitutivo dell’essere, dal momento che dire persona è appunto dire relazione (“l’uomo appena dice, dice l’altro” M. Buber).

Detto questo dell’educatore possiamo affermare che:

  • Possiede una qualificata formazione di matrice prevalentemente pedagogica;
  • Predispone individualmente, o in équipe e quando possibile con gli stessi educandi, progetti educativi personalizzati, li attua, ne valuta costantemente l’andamento, li verifica e li rinnova periodicamente. (NON ESISTE L’EDUCATORE CHE NON PROGETTA:  non si può agire a caso);
  • È responsabile delle persone affidategli e le accompagna nel cammino della vita;
  • Sa utilizzare varie occasioni della vita quotidiana in funzione educativa, partendo dalle cose più semplici ove richiesto;
  • Instaura con gli educandi, che è chiamato a seguire, una relazione valorialmente e affettivamente significativa (“l’educatore da al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera” Don Lorenzo Milani);
  • Programma, organizza, anima, momenti di vita comunitaria, coniugando sapientemente necessità personali ed esigenze comunitarie;
  • Si raccorda con tutti coloro che hanno rapporti significativi con l’educando per favorire l’unitarietà dell’intervento educativo a servizio della persona, tenta di creare delle alleanze educative.

Profilo del Pedagogista

Dopo aver parlato dell’educatore, vi raccontiamo un po’ anche chi è il pedagogista.pedagogia
I campi di intervento di questo professionista sono gli stessi dell’educatore. Tuttavia il lavoro è diverso, collocandosi su un piano ulteriore. Mentre l’educatore ha principalmente a che fare con gli educandi/utenti, i destinatari dell’azione del pedagogista sono prevalentemente gli educatori (i genitori, gli insegnanti, gli allenatori, le équipe multi-professionali). Come per l’infermiere la figura di riferimento è il medico, così per l’educatore è, o dovrebbe essere, il pedagogista.

  • Il pedagogista fornisce la consulenza pedagogica all’educatore, o meglio all’équipe educativa, o anche all’équipe pluri-professionale in merito ai progetti educativi personalizzati e al progetto del servizio, all’interno delle relative programmazioni, favorendo la riflessione pedagogica propedeutica ad una rinnovata progettualità;
  • Stimola e supporta l’effettuazione di un costante monitoraggio del lavoro d’équipe per l’unitarietà degli interventi;
  • Dà suggerimenti per il miglioramento della qualità del servizio finalizzata alla qualità della vita delle persone che usufruiscono del servizio;
  • È consulente per la formazione aggiornamento del personale di servizio, può organizzare e promuovere iniziative culturali e formative, conduce incontri formativi di contenuto pedagogico;
  • Può aiutare il singolo educatore, attraverso il dialogo, la riflessione sull’esperienza, lo stimolo alla narrazione dei vissuti, all’auto-educazione e al dinamico cambiamento (anche l’educatore può cambiare ed è bene che evolva).

Il pedagogista è di supporto ma non sostituisce l’educatore nella progettualità, o nell’operatività, o nelle scelte, o nelle decisioni, o nelle responsabilità dirette dell’educando. Con discrezione consiglia, permette di approfondire, si rende corresponsabile, talvolta può essere di sostegno e consolazione all’educatore.
Questa figura non dovrebbe lavorare principalmente con gli educandi, ma soprattutto con gli educatori, in primis i genitori, gli insegnanti, tutti gli educatori nell’ambito del volontariato, gli animatori, gli allenatori, dirigenti delle attività sportive. Questo sul piano della teoria. In pratica in alcuni servizi lo troviamo come responsabile della realtà in cui è inserito o coordinatore di comunità o d’équipe ed educatore insieme. Più spesso lavora in termini gestionali o di una singola struttura o di reti di strutture. Il pedagogista, nell’ambito della ricerca, oltre a farla, la rende anche visibile sul territorio attraverso corsi, convegni, etc.
Essendo l’esperto della progettazione pedagogica, non può che avere una forte impronta politica (in senso molto ampio, che supera le differenze tra i singoli partiti): deve cogliere all’interno delle normative le contraddizioni e le potenzialità nell’applicabilità operativa, le normative infatti non sono sempre perfette o giuste.
La sua consulenza deve essere sempre contestualizzata e concreta. Deve conoscere tutto di quel singolo servizio e connettersi alle questioni che fanno nascere l’esigenza di interrogarsi educativamente.

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