Possibilità in crisi

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Crisi economica, emergenza educativa, crisi sociale, perdita dei valori, delle tradizioni..disoccupazione..ovunque ci giriamo, dovunque posiamo il nostro sguardo il rimando che abbiamo sembra essere quello di una realtà irrimediabilmente compromessa, senza prospettive positive, per lo meno non a breve termine. Nemmeno i servizi alla persona sono stati risparmiati: il taglio dei contributi, il non invio degli utenti nel servizio da parte del Comune, la riduzione del personale, il turnover degli operatori che provoca una forte discontinuità educativa, la difficoltà di reperimento delle risorse, sono tutte espressioni concrete di questo malessere. Ogni ente che opera nel sociale deve fare i conti con tutti questi aspetti ogni giorno, scuola compresa.

Tuttavia, abbiamo una scelta da fare. Possiamo continuare a lamentarci, a dibatterci, a inveire o possiamo tentare di cambiare prospettiva: la crisi infatti può rappresentare una possibilità.

Gli orientali ci possono insegnare qualcosa a questo proposito: è interessante sapere che negli ideogrammi cinesi, quello che indica il termine crisi è lo stesso che viene usato per i concetti di opportunità e sfida.

La parola “crisi” deriva dal greco κρινω che racchiude al suo interno una molteplicità di significati:

  • Distinguere il bene dal male, il vero dal falso
  • Discernere
  • Prendere una decisione
  • Giudicare (espressione di una decisione)

Il giudizio indica sempre un rapporto tra bene e male, tra positivo e negativo.

La crisi implica sfide, difficoltà, ma anche possibilità di progresso. Può implicare qualcosa di nuovo. Occorre tuttavia una capacità di pensare in maniera alternativa, laterale. Operazione per nulla semplice, sopratutto quando prevale la tentazione di abbandonarsi alla routine quotidiana. Eppure, accanto al rischio concreto e tangibile di perdita, ci può essere anche un’occasione di realizzazione.

La crisi, infatti, ti mette a confronto con qualcosa che non si può più ignorare, di fronte al quale occorre prendere inevitabilmente posizione. Al termine crisi si accompagna il significato di scelta, di cambiamento e trasformazione.

Il problema, la vera difficoltà è che questo cambiamento non ci riguarda solo dal punto di vista professionale o sociale. No, ci interpella e ci mette in gioco personalmente. Siamo chiamati a sostenere persone che attraversano periodi di crisi, quando anche noi educatori siamo in un periodo di crisi generale. Questo porta con se dolore, difficoltà, disorientamento e paura.

Nel corso della storia, l’educazione ha dovuto dimostrare il valore di vivere il disagio e di affrontarlo per crescere e ancora una volta, oggi, siamo chiamati a sostenere questa fatica. La crisi ‘mette a nudo’, riduce, seleziona e questo ci costringe, volenti o nolenti, a liberarci del superficiale, perché di fatto non ce lo possiamo più permettere.

Siamo impoveriti, ci sentiamo in standby, che è la realtà che più consuma l’uomo. Ma il compito dell’educazione non è forse quello di aiutare le persone a darsi degli obiettivi, degli scopi da raggiungere? Non siamo forse chiamati ad agire per dare speranza? L’educazione, infatti, non è lo strumento principe del cambiamento?

La crisi ci affatica, ci stanca, ci disorienta: lo fa davvero. Ciò che dobbiamo trovare il Hopecoraggio e il gusto di fare è di eliminare la fatica ‘inutile’ e affermare invece il valore della fatica ‘sana’. Abbiamo bisogno di un’educazione alla tolleranza della frustrazione: prima di tutto per noi educatori. Questo non vuol dire giustificarla, ma imparare a ‘guardarla negli occhi’ e starle accanto.

L’educazione è sempre speranza nel futuro. Speranza di costruire e scoprire nuove cose, prendersi delle responsabilità per costruire un mondo migliore. Bisogna però esercitare la propria responsabilità senza la pretesa di controllare tutto.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.  La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura.
E’ nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza.
L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è merito. É nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.
Albert Einstein, 1931

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