L’educabilitá dell’educatore

Durante il tirocinio ti senti dire che si educa con tutto ciò che si ha, ma soprattutto con tutto ciò che si è.

Sul campo ti scontri con le routine quotidiane che si alternano alle emergenze, perché, nonostante la ricerca e la costruzione ostinata di un equilibrio, c’è sempre qualche urgenza, qualche crisi, qualche evento che nel bene e nel male ribalta tutto e costringe tutti a cambiare.

C’è chi cresce e chi fa tre passi indietro, chi semplicemente intraprende una strada diversa e se ne va, chi rimane fermo costretto a letto. La vita ti porta a ridefinire te stesso, così spesso che a volte c’è il rischio di perdersi. Tuttavia, c’è anche l’altra faccia della medaglia, quella che si insinua sotto le soglie della tua porta. Non te ne accorgi e spesso tra una corsa e l’altra, tra la fatica e la stanchezza, nei giorni trascorsi ad educare gli altri, ti dimentichi ogni tanto di riproporti la domanda più importante: Chi sei? Chi sei tu educatore? Cosa c’è nel tuo cuore? Cosa da senso e significato alla tua vita? Cosa porti dentro di te?

Perché nello spendersi per gli altri spesso ci si ritrova di fronte alla propria povertà, con tutto ciò che significa. L’educabilitá dell’uomo riguarda anche noi, sempre pronti a mettere tutto in gioco, ma a volte dimenticando di assaporare il gusto di riscoprsirsi, di reinventarsi, di rinnamorarsi di se stessi innalzandosi sempre di più come uomini, come persone che sono in grado di camminare e sostare lungo le profondità, verso l’alto e verso il basso, dell’umanità.

L’umiltà non si identifica con la mortificazione, il dono di sé non implica necessariamente la rinuncia di ciò che si è e la passione educativa va custodita e alimentata anche con altri fuochi: le speranze, i sogni, le attese, i libri letti, le serie tv preferite, le risate con gli amici, i viaggi, il riposo, i concerti, lo sport, le giornate trascorse in famiglia, gli hobby, il volontariato, le persone di cui sei innamorato, la vita.

Sicuramente la formazione continua è fondamentale per crescere professionalmente, così come trovare momenti di riflessione sul proprio operato, stile, linguaggi o costruire spazi di confronto con i colleghi. Ciò nonostante non basta. È tutto necessario, ma non sufficiente: occorre anche pensarsi al di fuori del lavoro, coltivando dentro di noi tutto ciò che ci rende noi stessi. Ciò non è sano solo per noi, ma è fondamentale per il nostro lavoro.

Non possiamo dare ciò che non abbiamo. Non possiamo dire ciò che non siamo.

Se l’educazione “è cosa di cuore”, è importante non dimenticare di abitarlo con gioia sentendoci a casa, solo così potremo aprirlo agli altri.

Educare è un atto di speranza in un futuro migliore, di fiducia nelle persone da educare e nella capacità degli educatori di rinnovarsi, di amore verso noi stessi e gli altri. San Giovanni Bosco diceva: <<Educare è cosa di cuore>>. Solo chi ama educa davvero, e, per educare se stesso, l’educatore deve volersi bene, il che vuol dire coltivare dentro di sé tutto ciò che lo innalza come uomo.

Siamo tutti educabili: Migliorare noi stessi e il mondo che ci circonda.

Salvatore Porcelluzzi

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